La scomparsa di Edmund Carpenter il 2 Luglio 2011 è una perdita per il campo dell’antropologia dei media. I contributi che ha dato non sono sempre stati ben riconosciuti, ma certamente di grande importanza per tutti noi.

 L’annuncio della scomparsa dello studioso, avvenuta a Southampton, è stato dato dalla famiglia a funerali avvenuti.

Adelaide de Menil Edmund S. Carpenter in Greenland in the 1990s.

Come antropologo, Carpenter ha avuto un ruolo nella adozione del concetto antropologico di cultura nel mondo del lavoro di McLuhan, in contrasto con la vista più letterario delle arti popolari che può essere visto in primo libro di McLuhan, La sposa meccanica.  Soprattutto, Carpenter è interessato nel linguaggio, e le differenze tra i diversi linguaggi, nel vocabolario, la grammatica e visione del mondo.  Era un sostenitore di quello che è conosciuto come il Sapir-Whorf Ipotesi, altrimenti denominato relativismo linguistico, ovvero che le lingue hanno un ruolo centrale nel pensiero, percezione e cultura, una visione che è stata attaccata e repressa da Chomsky ei suoi seguaci.

Studi stimati anche negli ultimi anni da importanti studi Europei a Lipsia sino ad approfindimenti come predisposizioni cognitive e fisiche per la lingua  ed altri studi del gene FOXP2, giungendo agli studi sulla cellula sintetica di Craig  Venter.

 Edmund  ha tracciato un sentiero inziale nel suo riconoscimento scientifico in materia di comunicazione,  un pioniere nell’uso dei mezzi di comunicazione, avendo la sua radio personale e dei programmi televisivi,  è da considersi  un pioniere in antropologia visuale, come Harald Prins, John Bishop e Michael Wesch.

Carpenter  ha conferito all’antropologia della comunicazione una rilevanza rapportabile e superabile solo al progresso culturale,  sociale e tecnologico in costante evoluzione. Se l’antropologia della comunicazione oggi si sta acor di più evolvendo sia per l’influenza degli studi di genetica  che per altre scienze evolute e tcnologie,  collegate e collegabili lo dobbiamo anche a Lui.

 Grazie, buon e sereno viaggio!

Marco-

 Fair Play – antropologia della comunicazione.

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