>L’umidità del Sahara permise ai primi uomini di lasciare l’Africa

>[Data: 2009-11-12]

Le prime migrazioni umane dall’Africa furono facilitate dai cambiamenti climatici che resero il Sahara più umido di quanto non sia oggi, secondo una nuova ricerca svolta da scienziati olandesi e tedeschi. Lo studio – pubblicato online nella rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) – indica altresì che i cambiamenti furono provocati dall’alterazione della potenza di una delle principali correnti dell’oceano Atlantico.

Il Sahara non è sempre stato un deserto come lo conosciamo oggi. Ricerche precedenti avevano già rivelato che circa diecimila anni fa, durante il periodo AHP (African Humid Period), la regione era cosparsa di foreste, praterie e laghi, ed era abitata dall’uomo. Con terminarla fine del periodo AHP, tuttavia, il Sahara si trasformò di nuovo in un deserto.

Nello studio in questione, scienziati del Reale istituto neerlandese per la ricerca marina (NIOZ) e dell’Università di Brema in Germania hanno studiato sedimenti raccolti dai fondali marini della costa africana occidentale, per esaminare come l’ambiente del Sahara sia cambiato nel corso degli ultimi 200.000 anni. Forti venti spargono la polvere proveniente dal Sahara e dal Sahel sull’oceano Atlantico, dove attraverso i millenni si deposita sui fondali marini formando degli strati.

Insieme alla polvere vengono trasportate anche le resine delle piante, che rimangono intrappolate negli strati di sedimentazione e si conservano per milioni di anni. La composizione chimica di alberi, cespugli ed erba che crescono nel Sahara nei periodi di umidità, è diversa da quella dell’erba presente nella regione quando quest’ultima assomiglia piuttosto a un deserto. Attraverso lo studio della composizione chimica di queste resine, i ricercatori sono riusciti a determinare i periodi di siccità e di umidità del Sahara.

Le loro analisi hanno rivelato tre periodi nel corso degli ultimi 200 millenni in cui il Sahara era ricoperto da alberi, presupponendo un ambiente umido. Il primo periodo – tra 120.000 e 110.000 anni fa – coincide grosso modo con la diffusione dell’uomo anatomicamente moderno al di fuori del continente africano, verso l’Asia sudoccidentale e l’Europa, tra 130.000 e 100.000 anni fa. Questa nuova ricerca sostiene pertanto l’idea che il Sahara potrebbe aver rappresentato una via d’uscita dall’Africa per queste antiche popolazioni.

Il secondo periodo di umidità è durato da circa 50.000 a 45.000 anni fa. Di nuovo, il periodo coincide con un’onda migratoria dall’Africa avvenuta tra 60.000 e 40.000 anni fa. Esistono anche delle prove che nello stesso periodo possa esserci stato un ritorno in Africa delle popolazioni precedentemente emigrate verso l’Asia sudoccidentale.

Il terzo periodo è quello compreso tra 10.000 e 8.000 anni fa, e come già detto, in questo periodo il Sahara era già abitato da popolazioni umane.

I ricercatori hanno anche scoperto la causa di questi cambiamenti sconvolgenti nell’ambiente sahariano, grazie allo studio della composizione chimica del guscio di minuscoli animaletti – i Foraminiferi – anch’essi intrappolati nei sedimenti marini. La composizione chimica di questi gusci è collegata a quella degli abissi oceanici, dove vivono le minuscole creature.

Un fattore determinante per il clima sahariano è l’importante sistema di correnti atlantiche AMOC (Atlantic Meridional Overturning Circulation), che in superficie trasporta l’acqua calda verso l’Artico e in profondità riconduce l’acqua fredda verso sud. La forza di questo sistema è variabile nel tempo.

Il team ha scoperto che nei periodi in cui l’AMOC era più debole, l’Africa settentrionale era più secca. I ricercatori sospettano che l’indebolirsi dell’AMOC fu causato da un flusso aumentato di acqua dolce nella regione artica dell’Atlantico. Quando l’AMOC è più debole, diminuisce la temperatura della superficie marina nell’Atlantico settentrionale, si rafforzano i venti e questo – combinato al movimento di aria fredda proveniente dalle alte latitudini tropicali – sposta le piogge monsoniche dell’Africa settentrionale verso sud, creando condizioni più aride nel Sahara.

“I nostri risultati indicano pertanto che i cambiamenti dell’AMOC hanno influenzato il clima dell’Africa settentrionale e – a volte – hanno contribuito a creare condizioni ideali nel Sahara-Sahel centrale, permettendo all’uomo di attraversare questa regione altrimenti così inospitale”, concludono i ricercatori.

Per maggiori informazioni, visitare:

Reale istituto neerlandese per la ricerca marina (NIOZ):
http://www.nioz.nl

PNAS:
http://www.pnas.org

Fonte: Reale istituto neerlandese per la ricerca marina (NIOZ); PNAS
Documenti di Riferimento: Castañeda, I.S. et al. (2009) Wet phases in the Sahara/Sahel region and human migration patterns in north Africa. PNAS (in corso di stampa), pubblicato online nella settimana del 9 novembre.

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